CHROME POLIS

CHROME POLIS

fotografie di Gianluca Granata 


PREFAZIONE:

La maggior parte delle persone apprezza fotografie con figure identificabili però una zona del nostro cervello è nata attrezzata per godere dell’arte astratta. Un’attuale nuova disciplina tenta di comprendere come il cervello elabori l’arte impressionista e astratta. Il nome è neuroestetica.
Il cervello quando vede un’opera di arte astratta prova frustrazione. Amiamo l’ordine e la chiarezza, ma alla fine l’astratto ci piace molto di più di quello che abbiamo pensato in un primo momento. Le forme astratte invitano alla riflessione, pensiero critico, allo sforzo cognitivo, all’analisi e all’immaginazione. Le più importanti sono le emozioni che suscitano in noi.
L’arte astratta libera la mente dalla realtà quotidiana, è un po’ come la filosofia di Gianluca Granata. Per lui fotografare è come illustrare i propri sentimenti e dare movimento ai ricordi. Inoltre, l’arte astratta è una chiave necessaria per il subconscio, qualcosa che ci permette di aprire la porta alle emozioni e di distaccarci dalla realtà. In fondo, ci sono tante dimensioni del mondo che non possono essere rappresentate da cifre concrete. Un esempio è Pablo Picasso che con la sua intramontabile opera Guernica ha trovato il modo per esprimere nella sua arte astratta l’orrore della guerra.

Pompei e, soprattutto, l'eruzione che ha interessato la città, sono al centro di numerose opere artistiche, letterarie e cinematografiche.

Questo lavoro ho cercato di catturare la vibrante essenza della natura e della città. I colori mi permettono di giocare con consistenza e profondità, fondendo espressionismo e impressionismo per evocare l'energia mistica di una città che oramai il ricordo è solo quello che i nostri archeologi hanno riportato alla luce . Ogni pennellata di colore è un'emozione, una danza di luce nei ricordi del passato, che un violento terremoto e in fine l'eruzione del Vesuvio con la loro violenza hanno coperto . 
Portare questa energia nel tuo spazio è come aprire una finestra su un mondo dove regna il ricordo di un tremendo passato.



Breve storia di Pompei:

Il 5 febbraio del 62 un violento terremoto, di intensità stimata pari al V-VI grado della scala Mercalli, con epicentro nella vicina Stabiae, colpisce anche Pompei e la piana circostante provocando numerosi danni e crolli: se ne ha testimonianza grazie alla rappresentazione negli affreschi della casa di Lucio Cecilio Giocondo, in particolar modo si notano i danni a porta Vesuvio, al Castellum Aquae, al foro e al tempio di Giove; il terremoto ha un impatto negativo sulla vita cittadina: molte delle personalità più ricche, temendo per la propria incolumità, si trasferiscono in altre zone, mentre il commercio cala bruscamente. Pompei diventa quindi un cantiere dove l'attività principale è quella della ricostruzione: non mancano esempi di speculazione edilizia e molti si arricchiscono con gli affitti o con gli appalti dei lavori di restauro; non si è a conoscenza se gli imperatori Nerone e Vespasiano abbiano in qualche modo finanziato la ricostruzione, ma sta di fatto che le ricchezze accumulate nel corso degli anni dagli abitanti favorisce l'edificazione di edifici lussuosi, spesso rivestiti di marmi: in poco tempo sono restaurate le regioni VI e VIII, quelle a più alta densità residenziale, oltre al tempio di Iside, grazie alle offerte di un liberto.

Nel decennio a seguito del terremoto non mancano tuttavia disordini di tipo politico e amministrativo: Vespasiano infatti è costretto a inviare a Pompei il tribuno Titus Suedis Clemens, per risolvere alcune situazioni legate al possesso abusivo di terreni municipali da parte di privati.

Non sono stati completati ancora i lavori di ristrutturazione, quando la mattina del 24 agosto o comunque in un periodo compreso tra agosto e novembre del 79, una violenta eruzione del Vesuvio pone definitivamente fine alla vita di Pompei: anticipata dai giorni precedenti da scosse di terremoto, una nuvola a forma di pino si alza dalla sommità del vulcano, fino a che, intorno alle 13, un boato annuncia la rottura del tappo di magma solidificato che ostruisce il cratere, dando inizio a una incessante pioggia di ceneri e lapilli sulla città, la quale in circa cinque ore raggiunge l'altezza di un metro, provocando i primi crolli dei tetti; intorno alle 6 del giorno successivo, quando l'altezza del materiale vulcanico è pari a due metri, un flusso piroclastico raggiunge le mura di Pompei: a questo ne segue un altro intorno alle 7, bissato pochi minuti dopo, e un ultimo, più potente, intorno alle 8, causando definitivamente la morte di tutti quelli che erano sopravvissuti. Alle 10 la furia eruttiva inizia a indebolirsi, anche se la pioggia di ceneri continua per altri quattro giorni, poi l'evento termina definitivamente: Pompei è seppellita sotto una coltre di circa sei metri di materiale vulcanico, dal quale affiorano solo resti di colonne e la parte più alta degli edifici. Non si conosce il numero preciso di abitanti della città nel 79; secondo alcune stime questi variano da seimila a ventimila e il numero di vittime ritrovate si aggira intorno a millecentocinquanta: a questo dato va comunque aggiunta la parte di città ancora da esplorare e si calcola che in totale le vittime possano essere circa milleseicento; è da considerare inoltre che la maggior parte della popolazione è riuscita a mettersi in salvo, scappando, ai primi stadi dell'eruzione.

Delle circa millecentocinquanta vittime accertate, trecentonovantaquattro sono state ritrovate negli strati di lapilli inferiori, morte quasi tutte all'interno di edifici crollati sotto il peso dei materiali vulcanici che si sono depositati sui tetti, mentre altri seicentocinquanta sono stati ritrovati nella parte superiore dei depositi piroclastici, morti esternamente, raggiunti dalle nubi ardenti nella seconda fase dell'eruzione. Molti Pompeiani cercano di sfuggire alle ceneri e ai lapilli coprendosi la bocca con un cuscino; quelli che cercano rifugio scappando verso porta Ercolano trovano morte sicura, mentre la salvezza è più probabile per chi scappa attraverso porta Stabia e quindi via mare, anche se la spiaggia è battuta da onde, provocate dai continui terremoti, e le barche sono andate quasi tutte distrutte. A seguito degli scavi archeologici e con l'utilizzo della tecnica dei calchi è stato possibile ricomporre gli ultimi instanti di vita di alcune persone, come ad esempio quelli di una donna che portava con sé numerosi gioielli, accompagnata da una fanciulla quattordicenne con la testa avvolta in un lenzuolo, quelli di un mendicante con un bastone e una bisaccia ripiena di generi alimentari, quelli di una coppia di sposi che si tiene per mano, quelli di un uomo, forse un atleta, con in mano un flacone di olio, quelli di un gruppo di tredici persone, tra cui uno schiavo, due bambini e una donna inferma, quelli dei sacerdoti del tempio di Iside, uno dei quali ritrovato con un carico d'oro, probabilmente il tesoro del tempio e quelli di un gruppo di schiavi ritrovati in una stanza di quattro metri quadrati con ossa spezzate, dopo aver cercato di fuggire tramite una scala dal tetto. Oltre a esseri umani trovano la morte anche animali: tra gli esempi più notevoli quello di un cane, che cerca di liberarsi dal suo guinzaglio.

Terminata l'eruzione, il Vesuvio si presenta con una nuova forma, ossia due cime e un nuovo cono: tutta la zona circostante a Pompei è ricoperta da una coltre bianca, il fiume Sarno a stento riesce a scorrere e la linea di costa si è modificata, protraendosi verso il mare. L'imperatore Tito invia in Campania una delegazione di soccorsi e interdice la zona al transito: inoltre dispone che tutte le proprietà rimaste senza eredi siano smantellate e i materiali riutilizzati per la costruzione, permettendo quindi il recupero di marmi, tubature di piombo, statue e ogni sorta di ricchezza che viene ritrovata, attraverso lo scavo di cunicoli; non mancano comunque episodi di sciacallaggio che si susseguono nei periodi immediatamente dopo l'eruzione. Intorno al 120 viene ripristinata nei pressi di Pompei la viabilità verso Stabiae e Nocera per volere di Adriano, ma la città non viene più ricostruita, anzi il territorio dove sorgeva inizia a ricoprirsi di vegetazione, scomparendo definitivamente.






Commenti

Post più popolari