Galtrucco - Tessuti Moda Architettura


La storia di un’azienda nata 150 anni fa che, trasformatasi da negozio di tessuti a società immobiliare, ha contribuito attraverso i decenni alle tendenze del gusto e della moda, all’eleganza e al decoro della città di Milano. Il marchio Galtrucco deve la sua fama alla qualità dei tessuti, alla bellezza delle vetrine, al rapporto con i grandi stilisti quali Armani, all’architettura e agli arredi dei negozi (disegnati da Melchiorre Bega e da Guglielmo Ulrich). Da sempre è sinonimo di eleganza sobria, senza sfarzo, tipica del gusto milanese. Questo libro, che ne celebra i 150 anni attraverso fotografie e documenti d’archivio, è anche una dedica alla città di Milano, con la quale l’azienda condivide una storia di energia e rinascita, a partire dalla ricostruzione dopo i bombardamenti di piazza Duomo del ’43 e dal restauro del negozio dopo il grave incendio del 1973. Dal 2001 l’attività commerciale ha lasciato il posto all’attuale gestione immobiliare nel segno di una continuità di stile e di intenti che comprende i negozi un tempo a insegna Galtrucco, quali quello ora occupato da Loro Piana in via Montenapoleone, e il Salone dei Tessuti di via San Gregorio, dagli anni ‘20 showroom ante-litteram e oggi spazio per eventi o esposizioni legati soprattutto alla moda e al design. 

Galtrucco Tessuti Moda Architettura è il titolo della mostra dedicata al brand di moda che ha fatto un pezzo di storia di Milano

C’è un riflesso della storia di Milano nelle sue vetrine che si affacciavano su piazza Duomo, illustravano gli eventi che succedevano in città e oltre: una volta era la Prima della Scala, oppure le Olimpiadi, il centenario dell’Unità d’Italia o il Veglione Atomico del Carnevale del ’48.

Galtrucco a Milano è stata una vera istituzione e anche se non eri un acquirente abitudinario delle sue stoffe d’altissima qualità, passare sotto i portici meridionali della piazza era sempre una sorpresa. Per raccontare ora la storia bellissima del brand, che in realtà è nato nel 1885 a Robbio in Lomellina, è stata inaugurata il 12 dicembre a Palazzo Morando di via Sant’Andrea, la mostra Galtrucco Tessuti Moda Architettura.

Sono due le sezioni che la compongono, la prima riguarda gli store e le pubblicità di Galtrucco ed è curata da Alessandra Coppa, docente di Storia e documentazione dei beni architettonici all’Accademia di Brera. Ed è proprio dalla tesi di una sua studentessa che ha preso vita il progetto dell’esibizione. «Abbiamo avuto accesso agli archivi, direi quasi alle soffitte, dell’azienda e abbiamo scoperto elementi inediti e interessanti», racconta la curatrice a Vogue. «Come per esempio un totem coloratissimo e in legno degli anni 50 che pubblicizzava il marchio sull’Aurelia».

Dalla piccola bottega di Robbio, aperta da Lorenzo Galtrucco a fine 800, è partita una scalata che ha visto l’apertura di diversi store in Italia, prima a Novara, poi a Torino, a Genova, Trieste e Roma. A Milano, prima di arrivare in Duomo, si comincia con la vendita all’ingrosso in una palazzina di stile neogotico in via San Gregorio, costruita proprio dalla famiglia come sede dell’azienda e abitazione (oggi è il Salone dei Tessuti al civico 29, ancora dei Galtrucco).

«Il legame del brand con il design, l’architettura e l’arte del tempo era molto forte», continua Coppa. «La progettazione dei negozi fu affidata ad architetti famosi a quell’epoca, come Guglielmo Ulrich o Melchiorre Bega: erano progettisti della borghesia milanese ma avevano un tocco avanguardistico e sperimentavano liberi nella ideazione degli store: nei negozi c’erano piccoli angoli salotto dove i clienti, uomini o donne che fossero, potevano accomodarsi per scegliere le loro stoffe, magari direttamente con i loro sarti.

E intorno potevi avere anche opere d’arte di pregio, come i capitelli in ceramica di Fausto Melotti che sostenevano gli immensi tavoli fatti su misura dove si misuravano le stoffe. Oppure come i dipinti della disegnatrice Brunetta, che ha firmato spesso le pubblicità del marchio. Se lo store vendeva soltanto tessuti, in archivio c’era anche un corpus di 299 figurini di moda, spesso utilizzati nelle vetrine con i disegni dei magnifici abiti a cui il sarto poteva dar forma con i tessuti Galtrucco».


I tessuti, appunto! Erano davvero di altissima qualità. E tutta la seconda parte della mostra, curata da Margherita Rosina ed Enrica Morini, è naturalmente dedicata a loro. Fino al secondo dopoguerra, infatti, erano pochissimi i negozi che vendevano abiti confezionati. La prassi era per tutti, o quasi, l’acquisto di una stoffa da far confezionare poi a un sarto. Le botteghe come Galtrucco erano i luoghi in cui iniziava un rito assolutamente affascinante che portava alla creazione del proprio capo su misura. In esposizione ci sono quindi abiti da uomo e da donna degli anni ’30 e ’40 confezionati con tessuti di cui si sono trovate le tirelle nei Libri Campionario dell’azienda.


A raccontare invece il rapporto che negli anni 60 e seguenti, Galtrucco ha instaurato con gli stilisti c’è, per esempio, una giacca in sablé di viscosa della collezione primavera estate 1989, firmata Giorgio Armani. Lo stilista, che ha fondato il suo brand nel 1974, comprava proprio da loro le prime stoffe per il suo prêt-à-porter. E dagli anni 80 ha collaborato spesso con l’ufficio stile di Galtrucco per creare quelle stoffe che, a differenza delle lane e dei gabardine in commercio, avessero un’elasticità e una “caduta” morbida sulla silhouette, caratteristica originale dello stile di Re Giorgio. In esposizione ci sono anche i disegni e le tirelle della collezione Krizia primavera estate 1975, la sua prima presentata a Milano con stampe a fiori, “garofani margherite, i fiori degli impressionisti”, come scrisse Isa Tutino Vercelloni nel libro edito da Skira sulla storia della stilista.


E per finire, un salto a oggi: Chemena Kamali, direttrice creativa del brand francese Chloé dal 2023, ha scelto di riutilizzare per la sua collezione primavera 2025 un antico crêpe de chine Galtrucco “operato con un motivo di piccole mosche e stampato in corrosione a motivo di grandi fiori multicolori pennellati” (così si legge nel catalogo della mostra, edito da Moebius). Per ottenerne la riedizione l’ufficio stile Chloé ha lavorato in collaborazione con l’Archivio Galtrucco e la Clerici Tessuto che nel 2004 ha acquistato prontuari e tirelle del brand storico.

di Nicoletta Spolini (fonte: Vogue Italia)


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