La street photography, in italiano fotografia di strada, è un genere fotografico che vuole riprendere i soggetti in situazioni reali e spontanee in luoghi pubblici al fine di evidenziare aspetti della società nella vita di tutti i giorni. Tuttavia, la street photography non necessita la presenza di una strada o dell'ambiente urbano. Il termine “strada” si riferisce infatti ad un luogo generico ove sia visibile l'attività umana, un luogo da osservare per catturarne le interazioni sociali. Di conseguenza il soggetto può anche essere del tutto privo di persone o addirittura un ambiente dove un oggetto assume delle caratteristiche umane. Molti fotografi di strada proprio per questo tipo di reportage sociale rientrano in quella che è stata definita: scuola umanista.
L'inquadratura e il tempismo sono degli aspetti chiave di quest'arte; lo scopo principale infatti consiste nel realizzare immagini colte in un momento decisivo o ricco di pathos. In alternativa, uno street photographer può ricercare un ritratto più banale di una scena come forma di documentario sociale.
Molto di quanto oggi rientra sotto il nome street photography venne definito nell'epoca che copre la fine del XIX secolo fino alla fine degli anni settanta, un periodo che vide la progressiva affermazione delle macchine fotografiche portatili. Durante il corso della propria evoluzione, la street photography ha fornito una testimonianza assai ampia e dettagliata della cultura di strada. L'avvento della fotografia digitale, unita alla crescita esponenziale della condivisione di foto tramite Internet, ha gradualmente ampliato la consapevolezza del genere e di coloro che praticano la street photography.
La street photography fa largo uso dei principi e delle tecniche della fotografia diretta ma, a differenza di quest'ultima, si prefigge l'obiettivo di essere uno specchio della società con una spiccata enfatizzazione della componente ironico-artistica. Per giungere a questi scopi, le fotografie appartenenti a questo genere vengono generalmente scattate con obiettivi "normali" e senza l'ausilio del colore, proprio per dare massima evidenza e naturalità all'attimo umano catturato. La componente artistica è generalmente espressa mediante il distacco o l'ironia degli elementi appartenenti allo scatto. Tipici soggetti della street photography sono attimi di vita quotidiana che generalmente passano inosservati ma che in questo caso vengono enfatizzati o valorizzati.
Caio Mario Garrubba, è uno dei pochi esponenti italiani più rappresentativi della street photography, tanto che fu lo stesso fotografo a coniare un termine molto particolare che ne definisse il genere: "la stradale". Rifacendosi alla «photographie humaniste della Francia del dopoguerra», a Garrubba viene riconosciuta la capacità di raccontare anche con un singolo scatto "una storia". Il concetto di questa sua peculiarità è espresso dallo storico e critico della fotografia Diego Mormorio che parla delle sue foto come di «immagini che hanno tutte una loro autonomia»
È opinione comune considerare Parigi, città cosmopolita che aiutò a definirne il genere, come luogo di nascita della street photography (photographie de rue in francese). Del resto, fu proprio la fotografia a incrementare la formazione della città.
Eugène Atget viene considerato il padre della street photography non perché fu il primo del suo genere, ma grazie alla sua popolarità di fotografo parigino. Atget, che lavorò a Parigi dal 1890 fino agli anni venti, ebbe un ruolo fondamentale nel promuovere le strade cittadine come soggetti degni di essere immortalati. Il tema principale dei suoi lavori riguarda soprattutto elementi di carattere architettonico con la presenza di scale, giardini e finestre. Atget fotografò anche alcuni operai, benché le persone non fossero al centro del suo interesse.
Henri Cartier-Bresson, la cui reputazione era comparabile a quella di Atget, fu un fotografo del XX secolo il cui stile era incentrato fondamentalmente sulle azioni delle persone. Fu proprio lui ad avere l'idea di scattare le fotografie nel “momento ideale”. Bresson era influenzato da un forte interesse per l'arte tradizionale al punto che aspirava a diventare pittore; tale influenza emerge nell'abilità di combinare tecnica e tempismo.
Izis Bidermanas, considerato dai critici "il poeta" della fotografia di strada, è ritenuto uno dei fotografi di spicco «uno dei più rappresentativi fotografi umanisti», che meglio ha saputo interpretare le espressione dei volti e degli sguardi della gente. Un fotografo giudicato "sognante", "non realista" su cui ironicamente era lui stesso a commentare: «si dice spesso che le mie fotografie non sono realiste. Non sono realiste, ma è la mia realtà».
La famosa fotografia di Robert Doisneau, Il bacio nella piazza del municipio (Le Baiser de l'hôtel de ville), pubblicata su Life nel 1950, insieme ad altre immagini che mostrano gli amanti parigini, ha contribuito a dare la paternità del movimento a Parigi e alla Francia.
Nella street photography si usano numerosi tipi di macchine fotografiche portatili, come ad esempio le fotocamere a telemetro, quelle digitali di tipo reflex o a pellicola, quelle compatte e mirrorless, o adirittura lo smartphone. Una tecnica di messa a fuoco comune è la messa a fuoco a zona (impostare una distanza focale fissa e fotografare da quella distanza) in alternativa all'autofocus, utilizzando soprattutto obiettivi grandangolari con la profondità di campo aumentata. La messa a fuoco a zona facilita inoltre le fotografie istintive, senza portare cioè la macchina fotografica all'occhio. In alternativa sia il mirino a pozzetto che gli schermi LCD girevoli delle fotocamere digitali lasciano ampio spazio al fotografo per la composizione della foto o la messa a fuoco.
I MIEI NAVIGLI IERI
I Navigli di Milano sono un sistema di canali irrigui e navigabili, con baricentro la città lombarda di Milano, che metteva in comunicazione il lago Maggiore, quello di Como e il basso Ticino aprendo al capoluogo lombardo le vie d'acqua della Svizzera e dell'Europa nordoccidentale, del Cantone dei Grigioni e dell'Europa nordorientale e, infine, quella del Po verso il mare Adriatico.
Col regime regolare delle acque dei Navigli si irrigarono e resero produttive vastissime aree, collegandosi con l'opera di bonifica iniziata dai monaci delle abbazie a sud della città già nel X secolo. La costruzione dell'intero sistema è durata dal XII al XIX secolo. La Cerchia dei Navigli (anche conosciuta come Naviglio Interno, Fossa Interna o Cerchia Interna) rappresentava la "cerniera" cittadina milanese che consentiva il funzionamento del sistema nel suo complesso.
I navigli che fanno parte del sistema dei Navigli milanesi sono:
Naviglio Grande
Naviglio Pavese
Naviglio della Martesana
Naviglio di Paderno
Naviglio di Bereguardo
Navigliaccio
Cerchia dei Navigli (non più esistente)
Naviglio di San Marco (non più esistente)
Naviglio Vallone (non più esistente)
Mentre gli specchi d'acqua artificiali sono:
Darsena di Porta Ticinese
Laghetto di San Marco (non più esistente)
Laghetto di Santo Stefano (non più esistente)
Porto fluviale romano di Milano (non più esistente)
Invece le conche di navigazione più importanti presenti lungo i Navigli milanesi sono:
Conca dell'Incoronata (in disuso)
Conca di Viarenna (in disuso)
Conca Fallata
Conchetta
Altri canali artificiali facenti parte dell'idrografia di Milano sono:
Cavo Ticinello
Cavo Redefossi
Canale Ticinello
Vettabbia.
Durante le invasioni barbariche del V secolo, che portarono alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, il complesso intrico di canali e rogge costruite per la bonifica e l'irrigazione attorno alla città decadde, con i campi coltivati tra Milano e Pavia che lasciarono il posto alla boscaglia e alla palude.
Furono i monaci dell'abbazia di Chiaravalle e quelli dell'abbazia di Morimondo, appartenenti all'ordine cistercense, ordine religioso che venne fondato solo pochi decenni prima in Francia e che favorì in tutta Europa la ripresa dell'agricoltura e delle attività manifatturiere, a riportare, nel XII secolo, nella bassa pianura milanese, le coltivazioni nonché a introdurre i prati a marcita, a reintrodurre l'allevamento, a ripristinare il funzionamento della rete di canali e rogge e a far rinascere le attività artigianali della lavorazione della lana. I documenti conservati nei due monasteri citati sono particolarmente ricchi per quel che riguarda i diritti d'acqua, gli acquisti di fondi e l'apertura di mulini ad acqua.
Nel 1152 fu costruito per scopi militari tra Abbiategrasso e Landriano un nuovo canale artificiale deviando una parte delle acque del Ticino con il precipuo obiettivo di scoraggiare le incursioni dei pavesi, alleati di Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero e nemico di Milano. Il Canale Ticinello, questo il suo nome, ha resistito nei secoli e una sua parte è giunta sino a noi.
Quattro anni più tardi, nel 1156, sempre per difendersi da Federico Barbarossa, Milano si dotò di nuove mura in legno, che vennero circondate da un ampio fossato allagato dalle acque del Seveso e del Merlata. Questo fu il secondo sistema di mura di Milano, che sono conosciute come cinta dei terraggi e che in parte inglobavano i resti del primo sistema difensivo della città, le mura romane di Milano. Da questo fossato, grazie a lavori di ampliamento effettuati nei secoli successivi terminata la sua funzione militare, ebbe origine la Cerchia dei Navigli.
Come conseguenza della distruzione di Milano del 1162, Federico Barbarossa ordinò l'interramento del fossato. Tuttavia, a partire dal 1167, i milanesi diressero i propri sforzi in verso opposto rispetto agli ordini imperiali, intraprendendo una serie di lavori che nel giro di quattro anni comportarono la realizzazione di un più efficace sistema difensivo, questa volta in muratura, dotato di un fossato allagato dalle acque dell'Olona che, in questa occasione, subì la seconda deviazione della sua storia. Contestualmente vennero realizzate le porte di Milano e una chiusa tra Porta Ticinese e la pusterla di Sant'Eufemia.
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