Il cinema giallo thriller italiano



Il cinema giallo, specialmente quello italiano, nasce dall'influenza dei romanzi polizieschi (la collana Mondadori) e si evolve dagli anni '30 fino al boom degli anni '60-'70. Caratterizzato da assassini misteriosi, suspense, estetica curata e colpi di scena, ha avuto in Mario Bava ("La ragazza che sapeva troppo", 1963) e Dario Argento i suoi maestri. 


Storia e Evoluzione del Giallo Italiano

Origini (Anni '30-'50): Il genere prende piede seguendo il successo editoriale. Il primo film riconosciuto è "L'uomo dall'artiglio" (1931).

La Svolta (Anni '60): Mario Bava codifica il genere con La ragazza che sapeva troppo (1963) e definisce lo "spaghetti thriller" con Sei donne per l'assassino (1964).

Il Boom (Anni '70): Dario Argento rivoluziona il genere con L'uccello dalle piume di cristallo (1970) e il capolavoro Profondo Rosso (1975).

Temi: Atmosfere oniriche, feticismo per l'arma del delitto, assassini con guanti neri, investigatori dilettanti e colonne sonore iconiche. 


Film Gialli Fondamentali da Vedere

Sei donne per l'assassino (1964) di Mario Bava

Profondo Rosso (1975) di Dario Argento

La finestra sul cortile (1954) di Alfred Hitchcock

Vertigo - La donna che visse due volte (1958) di Alfred Hitchcock

Femmina ridens (1969) di Piero Schivazappa

Vestito per uccidere (1980) di Brian De Palma

Cena con delitto - Knives Out (2019), esempio moderno 

Invito a cena con delitto (1976) esempio di genere comico 

Il genere giallo all'italiana ha influenzato profondamente lo slasher americano e il thriller moderno.  

STORIA 

Già nei primi anni 10 del XX secolo la produzione cinematografica italiana include un nutrito numero di pellicole con marcati elementi riconducibili a quello che diverrà il giallo all'italiana, trasposte da opere letterarie o teatrali, quando non basate su sceneggiature inedite: La mano della morta del 1916, Il triangolo giallo e La banda dei rossi ne sono alcuni esempi. Le trasposizioni in pellicola di opere letterarie firmate da pionieri del romanzo giallo italiano, come Carolina Invernizio, Emilio De Marchi, Giulio Piccini, Remigio Zena, Luigi Natoli, Arturo Olivieri Sangiacomo, Matilde Serao, Salvatore Farina e altri, porranno le basi per la strutturazione di un gusto popolare che, nel 1929, indurrà la casa editrice Arnoldo Mondadori Editore a lanciare la collana I libri gialli fornendo così le basi per ulteriori trasposizioni dal romanzo al film, grazie anche ad altri giallisti abili e prolifici come Alessandro Varaldo, Alessandro De Stefani, Tito A. Spagnol, Augusto De Angelis, Ezio D'Errico e Franco Enna.

La produzione cinematografica s'intensifica ulteriormente con l'avvento del sonoro, rafforzandone le precondizioni stilistiche negli anni 40 e 50 del Novecento. Film come Corte d'Assise, Grattacieli, Stasera alle undici e Joe il rosso saranno seminali nella tipizzazione, allorché pellicole successive come Ai margini della metropoli, Un maledetto imbroglio, Il bivio, Persiane chiuse, Operazione Mitra, Terrore sulla città, Cronaca di un delitto e Pensione Edelweiss, solo per citarne alcuni, costituiranno un linguaggio peculiare, quello del cinema protogiallo, che sfocerà nel 1963 nella nascita formale del genere.

Nel 1963 Mario Bava porta sugli schermi il film La ragazza che sapeva troppo, interpretato da Valentina Cortese, John Saxon e Letícia Román: la storia, macabra e lievemente ironica, narra di un personaggio contorto e spaventoso che semina orrore e morte per le strade di Roma. L'opera è considerata a posteriori la capostipite del giallo all'italiana, quella che ha aperto la strada ad altri registi e pellicole simili. Sino ad allora infatti i film caratterizzati da elementi truculenti erano resi sempre un po' inverosimili e irreali per mezzo di atmosfere gotiche o ambientazioni in epoche passate, creando così una sorta di distacco emotivo tra la vicenda e lo spettatore.

È tuttavia nel 1964, con Sei donne per l'assassino sempre per la regia di Bava, che si delineano definitivamente quelli che saranno i tratti caratteristici del genere: l'assassino vestito con un impermeabile scuro, guanti e cappello, soggettive del killer, scene dei delitti diversificate nonché particolarmente elaborate e cruente (celebre quella in cui il viso della vittima viene ripetutamente premuto contro una stufa incandescente), musiche ossessive (ad esempio le celebri colonne sonore dei Goblin) e anche un pizzico di nudità, qui non ancora esplicita ma che diverrà tipica degli anni a venire.

Tra la fine degli anni 60 e l'inizio degli anni 70 del XX secolo nasce un nuovo sottogenere, il giallo erotico – anche definito thriller dei quartieri alti –, nel quale vi è una maggiore attenzione per gli aspetti sessuali della vicenda. Tra gli artefici del genere, Umberto Lenzi, autore della tetralogia composta da Orgasmo (1969), Così dolce... così perversa (1969), Paranoia (1970) e Il coltello di ghiaccio (1972); in quest'ultimo, differentemente dai primi tre, la tematica erotica è assente. Altro regista che ha praticato il genere è Sergio Martino con i suoi Lo strano vizio della signora Wardh (1971), Tutti i colori del buio (1972) e Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972).


Ulteriori titoli di questo sottofilone sono Il dolce corpo di Deborah (1968) di Romolo Guerrieri, Nude... si muore (1968) di Antonio Margheriti, Femmine insaziabili (1969) di Alberto De Martino, 5 bambole per la luna d'agosto (1970) di Mario Bava, Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? (1972) di Giuliano Carnimeo, Ragazza tutta nuda assassinata nel parco (1972) di Alfonso Brescia, Nude per l'assassino (1975) di Andrea Bianchi e Il vizio ha le calze nere (1975) di Tano Cimarosa.

Durante gli anni 70 del Novecento, la rappresentazione formale e la narrazione delle pellicole di questo genere si infittiscono di delitti sempre più feroci e di forte impatto visivo: è questo il periodo di massima espressione del giallo all'italiana.


Fra il 1970 e il 1971 escono tre film di Dario Argento che consacrano definitivamente questo genere: L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio. Utilizzando la stessa formula di Bava, ma rimodernandone tecnica e stile, il regista riscuote un enorme successo, soprattutto negli Stati Uniti d'America, favorendo in patria – e non solo – un prolifico fenomeno d'imitazione, ovvero un nuovo filone di gialli dai connotati strettamente legati al modello argentiano. Rispetto ai precedenti film si privilegiò l'elaborata e scenografica messinscena dei delitti, con un maggior ricorso agli effetti speciali, fino ad allora ben poco utilizzati, e vere e proprie invenzioni che avrebbero dettato scuola nella specialità. Ben presto questo sottogenere di film assume la denominazione di thrilling, dal verbo thrill – letteralmente rabbrividire di emozione –, usato qui come sostantivo.

Il thrilling assunse una connotazione sempre più violenta ed erotica, specializzandosi soprattutto nella descrizione della figura dell'assassino, non limitandosi al solo aspetto esteriore, ma sviscerando soprattutto la sua psiche. L'intenzione fu quella di far partecipare in qualche modo lo spettatore al delitto, tramite gli occhi stessi dell'omicida, utilizzando a tal fine una tecnica cinematografica abbastanza innovativa per l'epoca, detta soggettiva, in cui la posizione della macchina da presa coincideva con la stessa visuale di chi compie i delitti. L'assassino veniva solitamente rappresentato come uno psicopatico, mentre i protagonisti di questi film non erano il commissario intuitivo o il poliziotto senza paura di turno bensì persone comuni, invischiate loro malgrado negli eventi solo per puro caso. Ed è in questo contesto che la figura dell'omicida divenne protagonista e icona assoluta del filone, assumendo una tale importanza nel racconto da far passare spesso in secondo piano anche la stessa trama del film.

Oltre a imitarne il modello nei contenuti, questi nuovi thrilling si rifecero anche nei titoli ai primi film di Dario Argento, portacolori del genere anche all'estero, ha prodotto numerosi film di qualità e facendo affermare definitivamente il genere. Nacquerò così sulla scia de L'uccello dalle piume di cristallo, pellicole come La tarantola dal ventre nero, La coda dello scorpione, Una farfalla con le ali insanguinate, L'iguana dalla lingua di fuoco, La sanguisuga conduce la danza, L'uomo più velenoso del cobra, Il gatto dagli occhi di giada, Gatti rossi in un labirinto di vetro, La volpe dalla coda di velluto, Il sorriso della iena, Nella stretta morsa del ragno ovvero una ricca serie di film a titolazione zoonomica.

Ma nacquero anche dei film più autoriali che si distanziano in parte dal modello argentiano come Giornata nera per l'ariete di Luigi Bazzoni, Il profumo della signora in nero di Francesco Barilli, Cosa avete fatto a Solange? di Massimo Dallamano, E tanta paura di Paolo Cavara, La corta notte delle bambole di vetro e Chi l'ha vista morire? di Aldo Lado, La donna della domenica di Luigi Comencini, Gran bollito di Mauro Bolognini e Il mostro di Luigi Zampa. Nei primi anni 70 del XX secolo si ha un vero e proprio boom del thrilling, tant'è che solo tra il 1971 e il 1972 vennero girati e distribuiti nelle sale oltre trenta film appartenenti al filone, diretti dai maggiori registi italiani del cinema di genere; tra questi sono da menzionare Mio caro assassino di Tonino Valerii, un giallo avvincente e a lungo trascurato , e L'etrusco uccide ancora di Armando Crispino, uno dei primi esempi di contaminazione tra giallo e horror, considerato il capostipite del "filone archeologico" di questo genere cinematografico.

Nel 1975 Dario Argento realizza Profondo rosso (film che inizialmente avrebbe dovuto avere anch'esso un titolo dal richiamo faunistico, ovvero La tigre dai denti a sciabola) che ottiene un grande successo, anche a livello internazionale, ed è considerato da molti critici e dagli stessi fan come uno dei titoli più riusciti nella storia del giallo all'italiana; Profondo rosso è sicuramente, tra tutte le opere thrilling, quella più famosa e celebrata, ancora oggi trasmessa spesso e con successo in televisione.


Lucio Fulci, futuro maestro del gore italiano, girerà contributi di indubbio valore come l'hitchockiano Una sull'altra, lo psichedelico Una lucertola con la pelle di donna, il rurale Non si sevizia un paperino e l'onirico Sette note in nero.


Il regista emiliano Pupi Avati dirigerà nel 1976 uno dei più famosi gialli horror italiani, La casa dalle finestre che ridono. Ironicamente l'anno successivo è la volta del parodistico Tutti defunti... tranne i morti che oltre agli stessi regista e sceneggiatori, presenta molti attori della precedente pellicola.

Altri film sono anche precursori dello slasher (in particolare della saga hollywoodiana di Venerdì 13[3]), come Reazione a catena di Mario Bava o I corpi presentano tracce di violenza carnale di Sergio Martino.

Con l'arrivo degli anni 80 del Novecento, e la nascita negli Stati Uniti d'America di un nuovo modo di fare cinema thriller e horror, il giallo all'italiana ha quasi terminato di esistere.


Poche sono state le pellicole che sono rimaste devote ai primi film del genere; tra queste ci sono Tenebre, Phenomena e Opera di Dario Argento, Macabro, La casa con la scala nel buio, Morirai a mezzanotte e Le foto di Gioia di Lamberto Bava (figlio di Mario), Caramelle da uno sconosciuto di Franco Ferrini, L'assassino è ancora tra noi di Camillo Teti, Il mostro di Firenze di Cesare Ferrario e Tramonti fiorentini di Gianni Siragusa e Paolo Frajoli (questi ultimi tre titoli ispirati al caso del Mostro di Firenze), Lo squartatore di New York e Murderock - Uccide a passo di danza di Lucio Fulci, e infine Mystère e Sotto il vestito niente di Carlo Vanzina.


Invito a cena con delitto (1976)

Invito a cena con delitto (Murder by Death) è un film del 1976 diretto da Robert Moore.

Scritto dal commediografo statunitense Neil Simon, il film è una parodia del genere giallo classico. Oltre a valersi di un ricco cast di fama internazionale, l'opera vede la partecipazione straordinaria anche dello scrittore Truman Capote, nella sua unica vera interpretazione cinematografica. Il film venne presentato alla mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 1976. Fu l'ultimo film cui prese parte la veterana Estelle Winwood.
TRAMA
Lionel Twain, un oscuro ed eccentrico milionario, ha invitato al suo castello per un fine settimana i cinque migliori investigatori, criminologi e scrittori di romanzi gialli del mondo, accompagnati dal proprio coniuge o aiutante: Sidney Wang col figlio adottivo Willie, Dick Charleston e la moglie Dora, Milo Perrier e il suo autista Marcel, Sam Diamante e la sua segretaria Tess Skeffington, Jessica Marbles e la sua anziana infermiera Miss Withers. Al loro arrivo gli ospiti sono a uno a uno bersaglio di un attentato compiuto per mezzo di una pesante statua che viene lasciata cadere dalle logge del castello. Rimasti indenni, vengono accolti nella magione da un bizzarro maggiordomo cieco, Jamesignora Bensignore, che spiega loro come il proprietario ami mantenere l'atmosfera della residenza tetra con l'ausilio di sofisticati congegni elettronici, e successivamente assegna le camere per la notte e dà loro appuntamento per la cena.

Una volta seduti attorno alla grande tavola, gli ospiti non possono consumare la cena per una grottesca incomprensione tra il maggiordomo cieco e la cuoca analfabeta e sordomuta assunta per l'occasione, Yetta; al contempo i dieci continuano a esser bersaglio di attentati personalizzati che mettono alla prova il loro ingegno, fino al momento in cui fa la sua teatrale apparizione Lionel Twain in persona. Ben conoscendo la fama d'infallibili solutori di enigmi dei suoi ospiti, li sfida apertamente, annunciando che allo scattare della mezzanotte mostrerà loro un delitto insolubile, che vedrà una vittima, che sarà uccisa con dodici coltellate, e un colpevole, ambedue presenti tra le persone che siedono in quel momento al tavolo. Dopo aver promesso un milione di dollari e i diritti cinematografici della vicenda a chi riuscirà a risolvere il mistero, Twain se ne va altrettanto teatralmente, sbarrando ogni via di uscita dal castello.

Costretti loro malgrado ad accettare la sfida, i cinque investigatori decidono quindi di rimanere insieme nella sala da pranzo per evitare che il delitto avvenga senza testimoni. Ma, trenta minuti prima della mezzanotte, sopraggiunge la cuoca Yetta che chiede aiuto. Wang, Perrier e la Marbles si dirigono in cucina, dove trovano il cadavere del maggiordomo, presumibilmente avvelenato dal contenuto della tazza da cui stava bevendo. Al loro ritorno trovano la sala da pranzo chiusa a chiave e sono costretti a tornare nuovamente in cucina per prendere la chiave dalle tasche del maggiordomo, ma qui trovano soltanto i suoi vestiti e non il corpo. Presa la chiave, ritornano nella sala da pranzo e la trovano deserta. Tuttavia, grazie a un indizio di Twain, riescono infine a ricongiungersi con gli altri ospiti.

Successivamente è il turno di Diamante e Charleston d'andare in cucina, attirati dal rumore di alcuni spari: qui trovano il cadavere nudo del maggiordomo, che tuttavia non presenta ferite da arma da fuoco; al loro ritorno, anch'essi trovano la sala da pranzo vuota e devono seguire l'indizio di Twain per ritrovare i loro compagni. I cinque ipotizzano quindi l'esistenza di due stanze perfettamente uguali, che vengono in qualche modo scambiate fra loro per confonderli e catturare la loro attenzione, distogliendola dalla preparazione del vero delitto. Anche l'assassinio del maggiordomo è solo un diversivo, dato che questi non sedeva a tavola al momento dell'annuncio di Twain ed è stato ucciso prima dell'orario da lui indicato.

Mancano pochi istanti alla mezzanotte, e gli invitati decidono di sedersi a tavola tenendosi per mano in attesa del delitto: al dodicesimo rintocco dalla porta entra Lionel Twain, che stramazza a terra mostrando un coltello piantato nella schiena. Dora Charleston indica immediatamente la cuoca Yetta come assassina, essendo lei l'unica persona nel castello a non esser presente nella stanza; ma Diamante scopre presto che la cuoca è in realtà uno dei marchingegni elettronici di Twain. Nel tentativo di risolvere il caso, i cinque investigatori prendono ad accusarsi a vicenda sostenendo le teorie più varie e strampalate, e finendo col rendersi conto che ognuno di loro aveva un valido motivo per uccidere Twain: Dick Charleston è ormai rimasto senza soldi, per debiti contratti in seguito a prestiti da parte di Twain, Tess Skeffington è invece la nipote di Twain, il quale l'ha sempre trattata come una bambina anche in età adulta, Sidney Wang è addirittura il figlio adottivo di Twain, che lo cacciò di casa quando scoprì all'età di 19 anni che era cinese, Miss Marbles risulta essere la sua fidanzata che lui lasciò 54 anni prima, e infine Sam Diamante dichiara che Twain possiede numerose sue foto sessualmente compromettenti.

Stanchi e sfiduciati, gli ospiti decidono d'interrompere le indagini e concedersi una nottata di riposo, chiudendosi prudentemente a chiave nelle rispettive camere per proteggersi dall'assassino ancora libero. Essi ignorano però che, nottetempo, in ogni camera sarà innescata una trappola studiata per ucciderne gli occupanti. Nel frattempo il losco anfitrione, seduto dietro alla scrivania nello studio, comincia a depennare dalla lista degli invitati il nome di ciascun investigatore, convinto di averli uccisi tutti, quando Wang, scampato al proprio attentato, entra nella stanza e scopre che la diabolica mente altri non è che il maggiordomo Jamesignora, che ha inscenato la propria morte con l'aiuto di uno degli automi. Convinto di aver risolto il caso, Wang reclama il milione di dollari ma, uno dopo l'altro, tutti e quattro gli altri investigatori, scampati anch'essi ai rispettivi attentati, entrano nello studio fornendo ciascuno la propria soluzione del caso e reclamando la ricompensa.

Jamesignora, dopo aver di volta in volta avvalorato le versioni che gli venivano sottoposte da ognuno dei cinque, decide infine di svelare la vera soluzione del caso e, togliendosi la maschera dal volto, rivela di essere Lionel Twain che si era travestito da maggiordomo. Spiega come gli attentati alla vita degli ospiti fossero sempre stati un trucco e mai un reale pericolo e confessa di non aver mai sopportato la loro figura d'investigatori-scrittori e intellettuali, di disprezzare i loro ragionamenti contorti che portano le loro storie a un finale senza senso, al limite dell'assurdo, e li accusa d'inserire nelle ultime pagine dei loro romanzi personaggi e fatti taciuti fino ad allora, col solo scopo di togliere al lettore ogni possibilità d'individuare l'autore del crimine. Ora che è riuscito a giocarli completamente, Twain può finalmente prendersi la sua vendetta personale, distruggendo la loro immagine pubblica e il mercato dei loro libri.

Liberati così dalla loro prigionia, gli investigatori se ne vanno sconsolati e sconfitti, mentre Twain, rimasto solo, si toglie un'ulteriore maschera, rivelando la sua effettiva identità: altri non è che Yetta la cuoca, che, per niente sordomuta, si accende una sigaretta e si concede una diabolica risata.

                                       



Curiosità:

La trama del film è ispirata al celebre romanzo Dieci piccoli indiani di Agatha Christie. Le riprese del film vennero effettuate presso i Warner Bros. Studios di Burbank, dove venne ricreato l'intero set della villa di Lionel Twain. Il fumettista Charles Addams ha realizzato i disegni dei titoli di testa.


I cinque investigatori protagonisti del film sono altrettante parodie di famosi detective letterari e cinematografici, con gli stessi nomi storpiati ma facilmente riconoscibili:


Sidney Wang è un petulante e sentenzioso replicante di Charlie Chan, parodia dei classici stereotipi sugli orientali, che parla con un forte accento sgrammaticato.

Dick e Dora Charleston fanno il verso a Nick e Nora Charles, la coppia di protagonisti del romanzo L'uomo ombra di Dashiell Hammett, che ispirarono diverse pellicole cinematografiche durante gli anni '30 e '40.

Il baffuto Milo Perrier, di nazionalità belga, con i suoi tic gastronomici e i suoi atteggiamenti raffinati ricorda molto da vicino Hercule Poirot. Inoltre nel film si ironizza sulla tendenza, nei romanzi di Agatha Christie, nel confondere Poirot per francese piuttosto che belga. In una scena Sam Diamante lo apostrofra come "francioso", alché Perrier ribatte stizzito "non sono francioso! Sono belgioso!"

Sam Diamante ricorda il rude e un po' sboccato detective Sam Spade.

Jessica Marbles è una versione più dinamica e spigliata di Miss Marple.

Il campanello che si sente all'inizio del film, quando i detective giungono alla residenza di Twain, è in realtà la riproposizione delle urla di terrore di Fay Wray nel film King Kong (1933).



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