IL MANTO SILENTE



“Dovremmo imparare dalla neve a entrare nella vita degli altri con quella grazia e quella capacità di stendere un velo di bellezza sulle cose”. 


Don Cristiano Mauri 


Perché la neve ci affascina tanto e quando i fiocchi cadono dietro le finestre ci sembra di tornare bambini e sogniamo un mondo sospeso, silente in cui muoversi con delicate attenzioni? In fondo, la neve è solo un fenomeno atmosferico come affermerebbe chi è più pragmatico. La neve però al contrario di altri eventi naturali, è in grado di risvegliare la meraviglia che è in noi, mostrandoci a volte le cose nella loro veste di “candido splendore” da noi tanto ricercata quanto desiderata. La neve, appaga il desiderio principe di ogni animo ossia il bisogno di quiete, silenzio, pace. Sarà che di neve sono piene alcune delle fiabe con cui siamo cresciuti da bambini o che essa incarna nell’immaginario più comune il sinonimo di Natale nonché, di quelle feste invernali simbolo di gioia, allegria, intimità, familiarità. Ci sono, insomma, mille ragioni per amare la neve a patto, certo, di non doverla affrontare di prima mattina in città quando sei di fretta e devi andare al lavoro! Ma è certo che anche i più “estivi” tra noi, quelli che a una tazza fumante ed un maglione preferiscono costume e telo da spiaggia, non possono non avere un bel ricordo legato alla neve. “Questa mostra raccoglie il lavoro fotografico dell’artista Gianluca Granata che paragona una pacifica nevicata ad una danza di quiete e silenzio trasportando l’estasiato spettatore in un mondo silente, tenue, quasi impalpabile teatro del riposo dell’anima”. 

Carmelina Lanzara

È notte, quasi l’alba quando d’improvviso immerso nel silenzio delle mie meditazioni, mi sembra di udire un lieve sussurro. All’inizio, penso sia lo stormire delle foglie attraversate dai bianchi fiocchi innevati che lentamente stanno ricoprendo le campagne però poi, percepisco una voce eterea e penetrante riconoscendo la “bianca signora” che gentilmente mi invita a prendere parte ad un viaggio incantato. Lentamente, raccolgo la mia attrezzatura fotografica e mi ritrovo appena varcato l’uscio di casa proiettato in un mondo fatato. La bianca distesa innevata che si offre al mio sguardo, altri non è che l’opera magica di eteree creature che con il loro lento scorrere avvolgono in un abbraccio delicato prati e arbusti, alberi e foglie, quasi a proteggere questo delicato mondo da ogni malvagia influenza. Incantato da cotanto spettacolo, mi inoltro tra alberi silenti che sembrano stringermi in un caldo abbraccio nonostante i loro rami ricoperti di candida coltre. Guardandomi intorno, decido di immortalare il lucente nastro d’argento che si estende ai miei piedi a protezione della vita che guizza nelle acque sottostanti. Guidato dal sentiero d’argento, mi inoltro tra le bianche campagne viganesi teatro di silenzio e meditazione finchè, giunto nei pressi della cinquecentesca chiesa dei Santi Eugenio e Maria mi intenerisce il piccolo assembramento di piccioni che formano combriccola lungo la parete del vecchio campanile esempio di solidarietà e collaborazione nell’affrontare le più rigide condizioni di vita. 
Proseguendo, mi incuriosisce lo stuolo di impronte che rilevo lungo il “Viale delle Rimembranze” sito tra due file di alberi dalle bianche cime innevate. “Che siano le tracce della bianca signora che nuovamente mi invita a seguirla?” mi chiedo in un gioco scherzoso tanto che, decido di immortalare la misteriosa sequenza e non mi stupisce che a farmi da guida, siano le piccole silfidi fatate dalle bianche ali messaggere dell’evanescente regina. Non esito a catturare il bianco corridoio tra gli alberi secolari che mi tendono in un abbraccio protettivo i bianchi rami per poi riprendere il nastro d’argento tra ponti alberati fino a giungere nel parco cittadino gaggianese. La bianca panchina solitaria adagiata lungo il fianco di un albero silente, mi ricorda il trono regale dal quale regna silenziosa la bianca regina. Scorgo le prime abitazioni dell’insediamento gaggianese allietate dal delicato mormorio di un piccolo ruscello campagnolo mentre sono ancora avvolte nel quieto manto notturno. Scene di vita quotidiana si offrono ai miei occhi lungo le vie del piccolo agglomerato cittadino quando, nuovamente al sopraggiungere del velo notturno, ritrovo le misteriose impronte che mi conducono attraverso il ponte verso il complesso ecclesiastico di Sant’Invenzio piccolo gioiello di arte barocca mentre le candide silfidi ricomprendono nel loro abbraccio il Naviglio Grande silenzioso specchio di siffatto incantato paesaggio. Altrettanto magica, è la veduta carpita dal cinquecentesco portone di accesso al palazzo comunale cittadino il cui vialetto tra fronde innevate invita lo spettatore ad un evanescente cammino verso luoghi perduti nel tempo. Colpisce la mia attenzione il pacato volo di un piccolo gruppo di colombi tenere creature dell’aria con la loro laboriosità simbolo di incoraggiamento nelle più dure avversità. Pazienza e calma interiore, trasudano le biciclette lungo le rive del Naviglio Grande le cui silenti acque testimoniano la determinazione necessaria nelle più avverse condizioni di vita quotidiana. Ecco di nuovo le misteriose impronte guida del mio cammino in questo viaggio al contempo reale ed immaginario tra i misteri di sua maestà la neve. Particolarmente intenso, si rivela lo scorcio di uno dei più antichi complessi abitativi del piccolo territorio rurale gaggianese in cui, il ciclista che munito di ombrello temerariamente sfida la bianca creatura assurge a figura sospesa in un luogo senza tempo quale immagine di eterna bellezza. 
Sempre più conquistato dalla magia di questo viaggio, mi addentro ancora nelle campagne fino a ritrovare il nastro d’argento che mi conduce verso uno dei luoghi più suggestivi su cui lo sguardo possa posarsi: la “Madonna del Dosso”. Già da lontano, si rimane affascinati dai piccoli pinnacoli d’argento che fuoriescono dal bianco manto circondando la piccola cappelletta gioiello di santità incastonata tra le campagne. Il grande abete adagiato lungo il fianco della chiesetta, sembra un gigante che tende il suo braccio protettivo verso questo luogo di pace dell’anima ove, è doveroso elevare una preghiera di ringraziamento per il dono di cotanta bellezza. 
Con il cuore colmo di quiete, riprendo il cammino verso il capoluogo lombardo finchè, giunto alle porte della città rimango colpito dallo spettacolo offerto da uno dei più bei parchi milanesi il parco Aido ove, le creature del bosco hanno appena terminato una festa di benvenuto alla bianca signora preannunciata dall’etereo volo delle sue evanescenti silfidi di ghiaccio. 
Si offre poi al nostro sguardo il Castello Sforzesco, identificabile nel suo adamantino spettacolo quale “regno di ghiaccio” dimora dell’eterea regina. I lunghi viali lastricati d’argento, le scintillanti pareti adornate da diamantine stalattiti di ghiaccio, conducono l’affascinato spettatore tra mille zampilli guizzanti nel fiabesco mondo di eteree creature fantastiche mentre i piccoli animali del bosco e le dolci anatrelle accolgono i visitatori quasi ad annunciare l’arrivo della bianca regina. Le maestose torri con le robuste merlature di dura pietra dai tetti innevati, fungono da guardiani impenetrabili di codesto eterno mondo incantato. 
Ed ecco, che la bianca regina nuovamente ci conduce lungo i suoi giardini segreti fino al cuore della città in piazza Duomo dove sotto un manto scintillante ed all’ombra di una possente statua leonina simbolo di forza e potenza con il saluto dell’eterna regina si conclude il nostro viaggio. 











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